Scorrendo qua e la su facebook mi sono imbattuto in alcune riflessioni sull’apertura della Casa di Comunità. Siccome a farle è un medico, il dott. Antonello Briguori oggi in pensione, penso possano essere un ottimo spunto per stimolare un dibattito. Ecco il post citato:
Per carità, l’inaugurazione della Casa di Comunità è sicuramente una buona notizia ma, in fondo, siamo semplicemente di fronte ad una razionalizzazione dell’esistente: collocare in un’unica sede servizi già esistenti.
Vedremo se l’operazione riuscirà a decongestionare l’attività del Pronto Soccorso, anche se le attese per i codici più impegnativi potranno diminuire solo con il potenziamento di quel servizio. Ma gli spoletini, e non solo loro, aspettano di vedere il ritorno del San Matteo alla piena operatività come ospedale sede di DEA di I livello ed alla riapertura del punto nascita. Non è ancora stato approvato, e non lo sarà ancora per parecchi mesi, il promesso Piano Sanitario Regionale, che potrebbe si affrontare i problemi della sanità umbra, ma che richiederebbe un coraggio che non sembra esserci: una totale ed altra organizzazione della rete ospedaliera e una corretta suddivisione delle competenze tra le Aziende Ospedaliere e gli ospedali di USL. Per la medicina del territorio, occorrerebbe inoltre ripartire dalla educazione alla salute e dalla promozione della prevenzione primaria (gli screening sono solo un aspetto, sia pure importantissimo, della prevenzione) ma per queste occorrerà attendere che sbarchino gli extraterrestri.
La Casa di Comunità (CdC) è una nuova struttura sociosanitaria territoriale del servizio sanitario Nazionale italiano pevista da PNRR che offre assistenza ai cittadini fungendo da punto di accesso unico (PUA) per servizi di medicina generale, specialistica, infermieristica, psicologica e sociale, con l’obiettivo di avvicinare i servizi al cittadino, gestire le cronicità e ridurre gli accessi impropri al pronto soccorso.

