Intervista esclusiva con Giulia Caminito finalista del Premio Strega 2021

“L’acqua del lago non è mai dolce” è il più bel romanzo sull’adolescenza e sui suoi strappi degli ultimi anni. Lo ha scritto una giovane autrice, Giulia Caminito, che con questo libro è finalista al Premio Strega 2021.

Giulia, come è nata la tua passione per la scrittura?

Credo sia nata dalla passione per le storie, sono sempre stata una bambina che amava affabulare, raccontare, immaginare, era il mio gioco preferito inventare trame, creare teatrini complicati, vivere altre vite. Ma non scrivevo da bambina, non ho mai scritto molto, leggevo tanto e immaginavo storie. Solo durante l’università ho scoperto la voglia di scrivere quelle mie storie, quei miei mondi dove avevo sempre vissuto.

“L’acqua del lago non è mai dolce” è il tuo terzo romanzo. Come mai la scelta di questo titolo?

Nasce da un racconto scritto anni fa, in cui provavo a parlare della mia adolescenza e del lago di Bracciano dove sono cresciuta, c’era già qualche traccia di quello che poi sarebbe diventato il romanzo. Sapevo di voler scrivere del lago in maniera più ampia prima o poi e sapevo di voler raccontare una protagonista con uno sguardo affilato, una antieroina violenta, un io parlante e giudicante dalla vita amara. Così è nata in parte l’idea del titolo e della storia.

La protagonista, Gaia, appartiene ad una famiglia che potremmo definire “disfunzionale”. Come vive questa ragazza il rapporto con il mondo che la circonda?

È in lotta col mondo, con tutti quelli che hanno più di lei e possono permettersi lussi e comodità a cui lei non accede. Un mondo dove la moda cambia facilmente, dove chi possiede è guardato con ammirazione e chi è privo di mezzi sta all’angolo. Lei da quell’angolo scalcia e si ribella, non vuole accettare la disparità e aggredisce chi la ferisce o considera da meno. Siamo abituati a stare immersi nel consumismo più galoppante per cui ci è difficile, credo, immaginare la vita di chi quel consumismo non lo agisce ma lo subisce tutti i giorni, sul lavoro, in famiglia, nel mancato riconoscimento sociale.

La madre di Gaia, Antonia, è uno dei personaggi più belli del romanzo. Come è possibile per lei essere un modello di integrità e rettitudine, nonostante il degrado e la povertà con cui è costretta a lottare ogni giorno?

Antonia sa arrangiarsi e per farlo si è data delle regole che riguardano gli sprechi, il buon senso, l’organizzazione, lo studio dei figli, le necessità, i sacrifici, ma anche lo spazio comune, la vita pubblica. Ha trovato da sola il proprio modo, la propria legge, per far sopravvivere sei persone con molto poco.

Gaia è bravissima a scuola, graziosa senza essere appariscente, esile ma tenace. La sua inferiorità sociale la renderebbe la perfetta vittima dei soliti bulli. Eppure lei spezza la prevedibile catena della violenza. Dove trova la forza?

Gaia è affaticata dagli scontri in famiglia, dalla loro condizione sempre precaria, con un padre disabile, una madre affaccendata in questioni burocratiche, un fratello in tumulto, due fratellini molto piccoli e una casa che non è mai loro. Questa difficoltà all’abitare, allo stare al mondo, se la porta sulle spalle, e quando a tutto ciò si sommano gli sguardi cattivi dei ragazzi a scuola, i giudizi, le canzonature, lei esplode. Sorprende quindi il ragazzino che la sta perseguitando da tempo a scuola aggredendolo per anestetizzare i suoi assalti. Gli attacchi di Gaia sono sempre imprevisti per chi li subisce ed è questa la sua forza: essere inattesa.

Il libro è la storia di molte adolescenze, dolenti e a loro modo eroiche, filtrate attraverso lo sguardo della protagonista. Eppure i social media non fanno che restituire l’immagine patinata di ragazzi e ragazze, che sembrano attori sul set di teatri immagini. Come è possibile questo distacco così radicale tra realtà e ‘messa in scena’?

I social sappiamo che sono collage e immagini parziali di vite molto più articolate, mostrano quello che noi decidiamo di mostrare. Il mondo virtuale è per sua natura un’alternativa a quello reale, in cui tutto è sempre manipolato, sezionato, nascosto, imbellettato a dovere.

Perché è importante continuare a raccontare il dolore della crescita e del diventare adulti?

Perché sempre si cresce, sempre si soffre e in molti casi si diventa adulti.

 Da un anno ormai gli allievi delle scuole superiori italiane sperimentano la dimensione virtuale della Didattica a Distanza. Nonostante gli entusiasmi ministeriali per le potenzialità del nuovo mezzo di insegnamento, i ragazzi vivono un vuoto di socialità e relazionalita’ come mai prima di ora. Che messaggio vorresti dare loro?

Di resistere. Un anno è già passato, speriamo che non ci sia ancora molto da aspettare prima di poter riprendere in mano le nostre vite. Magari con alcune nuove consapevolezze, con un nuovo sguardo.

Lucia Romizzi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *