Fase2, alla parrocchia di San Nicolò la prima messa del vescovo con i fedeli dopo il Covid

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La prima messa di monsignor Boccardo alla presenza dei fedeli dalla parrocchia di S. Nicolò in Spoleto, nel 100° della nascita di S. Giovanni Paolo II

«Il Coronavirus ha portato in mezzo a noi trepidazione, incertezza e paura. Ma S. Giovanni Paolo II ci dice: non abbiate paura! Siete in buone mani, Dio non vi dimentica, spalancate le porte a Cristo e fate sì che la fede incida sulla vita». Sono le parole che l’arcivescovo di Spoleto-Norcia e presidente della Conferenza episcopale umbra mons. Renato Boccardo ha pronunciato lunedì 18 maggio nella parrocchia di S. Nicolò a Spoleto, nella prima messa alla presenza dei fedeli dopo la chiusura totale dell’Italia a causa del Coronavirus.

«Oggi ricorrono i cento anni dalla nascita di S. Giovani Paolo II – ha detto il Presule – e dovevamo consacrare l’altare e dedicare la nuova chiesa di questa parrocchia, intitolata proprio al Papa polacco. A causa del Covid-19 non è stato possibile. Ma ciò non toglie nulla a quella comunione di famiglia che esperimentiamo tra di noi che ci ritroviamo finalmente a condividere il pane eucaristico». Col Presule hanno concelebrato il parroco don Riccardo Scarcelli e don Pierluigi Morlino. Hanno partecipato alla messa all’aperto 100 persone, una per ogni anno del Papa. L’Eucaristia, comunque, è stata trasmessa in diretta nella pagina Facebook e nel canale YouTube della Diocesi, permettendo così a più persone di prendere parte. Tutto si è svolto con ordine, secondo quanto stabilito dal protocollo Cei-Governo.

Al termine della Messa mons. Boccardo ha ringraziato quanti in questi due mesi di pandemia hanno seguito le celebrazioni eucaristiche attraverso i social media. «Grazie della vostra fedeltà e comunione», ha detto. «Mi sono voluto recare in luoghi diversi della Diocesi, anche quelli più piccoli e più lontani, per celebrare l’Eucaristia. Ho imparato proprio da Giovanni Paolo II questo pellegrinare. Diceva, infatti, il Papa: è importante celebrare la Messa nel luogo dove la gente vive, soffre e spera. Purtroppo non vi ho incontrato fisicamente, ma sono certo che questi momenti di preghiera portano con sé grazie e benedizioni per la gente delle zone dove sono stato».

Dopo la benedizione finale l’Arcivescovo ha messo in un vaso un ulivo a ricordo di quanto Giovanni Paolo II ha fatto nel suo pontificato per far germogliare nel mondo semi di pace. L’ulivo verrà poi piantato nel giardino della nuova chiesa il giorno della consacrazione, che avverrà il prossimo 22 ottobre, memoria liturgia di S. Giovanni Paolo II.

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