Donne rapinate in casa: cinque arresti, 24enne assoldava minorenni

La polizia ha eseguito stamane la misura cautelare del collocamento in comunità a carico di due sedicenni al termine di un’attività di polizia giudiziaria che qualche giorno fa aveva già portato all’arresto di un maggiorenne albanese e di due minorenni italiani per i reati di rapina aggravata e lesioni personali aggravate. 

I fatti risalgono alla fine del luglio scorso quando una donna che riferiva di aver ricevuto una chiamata da un’amica che aveva urlato al telefono e poi interrotto bruscamente la comunicazione. Preoccupata chiedeva che qualcuno andasse a verificare la situazione. Immediatamente attivata, la volante nell’abitazione ha trovato due cittadine rumene, entrambe in stato di choc e con vistosi segni di aggressione.

 Messe in sicurezza, le due donne riferivano di essere state aggredite nel loro appartamento da cinque uomini, con caratteristiche somatiche riconducibili a soggetti stranieri, i quali le avevano aggredite e derubate di una borsa, un computer portatile e della somma di 620 euro. Alle domande dei poliziotti, spiegavano di aver ricevuto il contatto su un sito di incontri da parte di un uomo, con cui una delle due aveva fissato un appuntamento al buio. All’appuntamento si era presentato un giovane albanese, con il quale si era intrattenuta all’interno della stanza che occupa nell’appartamento che condivide con la connazionale.

Il giovane se ne era poi andato ma, immediatamente dopo, aveva ricitofonato per farsi aprire e rientrare a recuperare un mazzo di chiavi che asseriva di aver dimenticato in casa della donna. Questa volta, però, alla porta si presentavano in cinque, i quali, una volta entrati, aggredivano ed immobilizzavano le ragazze, per poi rovistare nell’abitazione trafugando oggetti di valore e contanti. Infine, i cinque si davano alla fuga cercando di far perdere le proprie tracce.

Gli immediati accertamenti effettuati dalle Volanti intervenute consentivano però di individuare delle telecamere utili, che avevano ripreso l’ingresso dei rapinatori nello stabile e la successiva fuga. Così, i poliziotti riuscivano a scoprire sia il tipo di mezzo usato sia la direzione di fuga dei cinque: poco dopo, gli agenti rintracciavano il furgoncino scuro nei pressi di un locale a Madonna Alta e sorprendevano il gruppetto che cenava seduto ad un tavolino.

Alla vista delle pattuglie, due riuscivano a darsi alla fuga, ma gli altri tre venivano fermati. Identificati per un albanese classe 1995 e due minorenni, venivano tutti perquisiti unitamente al furgoncino; in questo modo, venivano recuperati sia il denaro che gli oggetti sottratti poco prima alle due malcapitate. Infine, i tre venivano tratti in arresto per concorso in rapina aggravata; il maggiorenne veniva associato al carcere di Capanne, mentre i due minori venivano collocati in strutture di detenzione fuori regione. Dalle indagini è risultato che il 24enne, una sorta di ‘capo’ del baby branco, aveva promesso 50 euro come ricompensa ai quattro minorenni.

A questo punto, la Squadra Mobile iniziava un’attività investigativa finalizzata ad individuare i due correi fuggiti; l’indagine veniva coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni, sul presupposto che, dalle primissime descrizioni delle vittime della rapina e dai filmati delle telecamere di videosorveglianza, entrambi i fuggitivi visibilmente non raggiungevano i 18 anni di età.

Fondamentale, nel lavoro condotto dai poliziotti della Sezione “Reati contro il patrimonio”, l’attività di riascolto delle vittime della rapina, capaci di indicare alcuni particolari in più sul conto dei rei, l’individuazione di alcuni testimoni oculari, nonché, una volta visionate le telecamere e ristretta quindi la cerchia dei sospettati, l’analisi dei profili social del quarto e del quinto rapinatore.

Si trattava di due sedicenni, uno albanese e l’altro di origine nordafricana ma cittadino italiano, entrambi dimoranti nella periferia perugina. Una volta individuati con certezza come il quarto e il quinto rapinatore, gli investigatori della Squadra Mobile hanno eseguito nei loro confronti la misura cautelare del collocamento in comunità, giudicata necessaria dal Tribunale per i Minorenni al fine di evitare la commissione di episodi analoghi. 

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